Accreditamento di un laboratorio di prova: cosa c’è da sapere?

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Esiste una norma specifica che riguarda le procedure di accreditamento per un laboratorio: si tratta della UNI CEI EN ISO IEC 17025:2018.
Per sapere esattamente di cosa si tratta, ne parliamo con Roberto Bertozzi, esperto di accreditamento e certificazione e Ispettore Tecnico di Accredia, l’ente italiano di accreditamento.

La prima domanda potrebbe sembrare scontata, ma non tutti conoscono i principali aspetti e i vantaggi che comporta l’accreditamento di un laboratorio di prova. Potrebbe aiutarci a comprenderli?
Tipicamente un cliente si rivolge ad un laboratorio esterno quando non è in grado di svolgere autonomamente le prove perché, ad esempio, non dispone delle necessarie apparecchiature o delle conoscenze specifiche; ma quali garanzie può ottenere, riguardo al fatto che il laboratorio sia competente e in grado di eseguire correttamente la prova, fornendo risultati affidabili?
L’accreditamento attesta la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità dei laboratori di prova e ne assicura l’idoneità a valutare la conformità di beni e servizi alle prescrizioni stabilite dalle norme volontarie e obbligatorie.

In ogni paese europeo esiste un solo ente di accreditamento. Accredia è l’Ente Unico Nazionale di accreditamento designato dal Governo Italiano, in applicazione del Regolamento Europeo 765/2008, ed è un’associazione riconosciuta che opera senza scopo di lucro, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico.

Quali sono i requisiti richiesti in fase di accreditamento?
La norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 definisce i requisiti generali per la competenza tecnica dei laboratori ed è quindi il principale riferimento utilizzato dall’ente di accreditamento per accreditare i laboratori.
Accredia emette anche documenti specifici che interpretano i requisiti normativi e definiscono le regole alle quali i laboratori si devono adeguare, quali ad esempio RT-08 (Regolamento Tecnico per l’accreditamento dei Laboratori di Prova) oppure RG-09 (Regolamento Generale per l’uso del marchio)
Sia a livello europeo che internazionale esiste il mutuo riconoscimento dell’operato dei vari enti di accreditamento nazionali che aderiscono rispettivamente all’EA (The European co-operation for Accreditation) e all’ILAC (International Laboratory Accreditation Cooperation).
Per garantire l’omogeneità di interpretazione dei requisiti esistono dei documenti EA e ILAC che forniscono ai laboratori gli indirizzi e le specifiche prescrizioni.

Prendiamo ad esempio la valutazione di conformità del livello di pulizia legato alla concentrazione del particolato aerodisperso in locali VCCC (Ventilazione e Condizionamento a Contaminazione Controllata), effettuata secondo la norma UNI EN ISO 14644:2015; nel caso si verificasse una non conformità, in quale modo può intervenire il Laboratorio di Prova? Quali sono le possibili restrizioni?
La norma citata permette la classificazione della pulizia dell’aria all’interno di camere bianche e ambienti controllati ad esse associate. Quindi, a seguito di prove specifiche, eseguite come definito nella norma, il laboratorio può classificare l’ambiente sottoposto a prova ed emettere delle valutazioni di conformità nel caso in cui il cliente abbia definito la classe di riferimento.
Nel caso in cui invece il particolato aerotrasportato non rispettasse i requisiti, riporterà un giudizio negativo di conformità che permetterà al gestore di intervenire al fine di ripristinare lo stato di conformità e quindi garantire la sicurezza del locale.
A garanzia dell’emissione di giudizi oggettivi competenti e affidabili il laboratorio accreditato non effettua messe a punto, regolazioni, manipolazioni o manutenzioni.

Generalmente, la misura può essere rappresentata da una fascia di valori o da un valore al quale viene associato un parametro che caratterizza la dispersione dei valori. La valutazione di quest’incertezza è regolamentata, oltre che dalla UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 anche da altre normative e linee guida, che offrono osservazioni a volte leggermente diverse. In che modo può essere possibile integrarle?
In molti ritengono che la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018 definisca i criteri per la stima dell’incertezza, invece la norma, al paragrafo 7.6.3, si limita a riportare: “Un laboratorio che effettua prove deve valutare l’incertezza di misura.”
Quindi il Laboratorio può adottare i criteri che ritiene più opportuni e tipici per le prove o misure che esegue.
Il metodo più conosciuto per la stima dell’incertezza è la GUM (Evaluation of measurement data — Guide to the expression of uncertainty in measurement) documento pubblicato da BIPM e definito come Metodo Metrologico, ma esistono anche altri metodi quali ad esempio il Metodo Olistico o Decostruttivo, oppure il Metodo di Horwitz che hanno specifiche applicazioni e sono ritenuti validi dalla comunità scientifica.
Alcuni metodi di prova dettagliano come stimare l’incertezza di misura nella specifica applicazione.
Quindi il punto di partenza è sempre la natura della misura che il laboratorio esegue e qualunque sia il metodo che il laboratorio applica l’obiettivo è caratterizzare la dispersione dei valori che sono attribuiti al misurando.

Vuole rilasciarci un’ultima considerazione che ritiene importante riguardo alle procedure di accreditamento?
Da sempre ritengo che l’accreditamento non è per tutti.
Il laboratorio accreditato si deve distinguere per competenza tecnica e capacità di fornire risultati affidabili. Chi intraprende il percorso dell’accreditamento deve esserne consapevole e credere in questi valori.

La ringraziamo per averci concesso questa breve intervista, è stato davvero chiaro ed esaustivo nelle sue risposte.
A presto.

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