Formazione, informazione e collaborazione. Questa la strada verso una maggiore sicurezza in sala operatoria.

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Il Dottor Matteo Tripodina è Responsabile del Servizio di Prevenzione, Protezione ed Energy Management dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, e Presidente di AIRESPSA – Associazione Italiana Responsabili Servizi Prevenzione e Protezione in Ambiente Sanitario, che da anni si occupa della valorizzazione della sicurezza dei lavoratori, con particolare attenzione all’ambito sanitario. La sicurezza sul lavoro è un elemento necessario per offrire un migliore servizio ai cittadini e una sanità “più sana”, grazie alla riduzione delle patologie professionali contratte dai lavoratori delle Aziende Sanitarie.
A lui abbiamo chiesto quale può essere il valore della formazione nell’ambito della riduzione dei rischi presenti sugli ambienti di lavoro, in un contesto di reale valorizzazione della sicurezza e della salute di pazienti e operatori.

1) Qual è il ruolo della formazione nella riduzione dell’esposizione ai rischi degli operatori? Ieri, oggi e domani.
Sicuramente un discorso di questo tipo deve essere inquadrato partendo dallo strumento normativo: il Legislatore ha infatti riconosciuto, nel T.U. del 2008, la formazione come uno degli elementi qualificanti dell’attività lavorativa assumendo un ruolo primario ed essenziale per l’esecuzione delle attività lavorative in sicurezza; la formazione è divenuta pertanto una primaria forma di prevenzione e tutela del lavoratore assumendo altresì un ruolo di promozione della cultura del lavoro sano e sicuro non più solamente limitata al contesto delle mura lavorative ma anche contribuendo al miglioramento della qualità di vita.
A più di 20 anni dal D.Lgs.626/94 purtroppo riscontriamo ancora che viene erogata una formazione come mero adempimento formale agli obblighi di legge a cui si associa una oggettiva difficoltà per i Datori di Lavoro nella valutazione della qualità e dell’efficacia del formatore nonché dell’effettivo apprendimento da parte del lavoratore.
Oggi disponiamo di un impianto legislativo abbastanza ben strutturato dal punto di vista della formazione dei lavoratori in materia di SSL; è un impianto che si sta lentamente adeguando alle innovazioni tecnologiche ed alle nuove modalità di formazione, ad esempio attraverso metodi di formazione a distanza, come l’e-learning con ben definiti ambiti applicativi, centri di simulazione avanzati (peraltro già esistenti in ambito sanitario); si può auspicare, pertanto, anche con interventi legislativi mirati, una formazione sempre più qualificata ed innovativa.
Oggi comunque per fare “buona formazione” è indispensabile un’efficace progettazione del fabbisogno formativo a cui far seguire una buona pianificazione e scelta del corpo docente qualificato prediligendo un tipo di formazione con una reale interazione con i discenti, in modo tale che ci si possa scambiare opinioni, elaborare soluzioni e andando oltre quello che è il mero adempimento formale, analizzando e simulando il reale processo lavorativo in condizioni di sicurezza. Ci si deve quindi auspicare infine che la formazione sulla sicurezza sul lavoro, da introdurre stabilmente anche in ambito scolastico, consenta di creare un percorso virtuoso in cui la SSL sia vista come un valore aggiunto e come un aspetto culturale di professionalizzazione.

2) A chi spetta fare formazione agli operatori?
La formazione degli operatori spetta sicuramente al datore di lavoro in quanto obbligato dal Legislatore; nel caso specifico dell’ambito ospedaliero, esso è di competenza dei Direttori Generali, che nelle aziende sanitarie (in particolare nell’ambito pubblico) acquisiscono il ruolo di datori di lavoro. Naturalmente è necessario erogare formazione qualificata e multidisciplinare.
Ritengo che al momento ci siano buoni formatori nel settore sanitario, ossia professionisti in grado di fare una formazione di qualità quale valore aggiunto .

3) Quanto la multidisciplinarità (coinvolgimento di diversi professionisti, Direzione Medica, ufficio tecnico, Risk Manager etc.) può essere importante nella formazione?
La multidisciplinarità nella formazione è fondamentale: l’esperienza mi porta a dire che un buon prodotto didattico è un prodotto fatto a più mani, nato da un confronto tra i vari professionisti, con una cabina di regia –magari diretta dal RSPP – in grado, in fase di progettazione della didattica, di massimizzare il tempo disponibile (sempre troppo limitato rispetto alle necessità) e di incentivare la presentazione del rischio secondo punti di vista differenti, ma con la condivisione dell’obiettivo finale.
La progettazione della formazione deve in primis aver ben presente come funziona l’organizzazione del preciso contesto lavorativo che si sta formando; infatti l’ambito sanitario è notoriamente un sistema organizzativo complesso, identificabile come un sistema socio-tecnico aperto, costituito da sottosistemi interagenti ed interdipendenti tra di loro con numerose interferenze rischiose a cui associare necessariamente anche la sicurezza del paziente.

4) Qual è oggi il ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione all’interno delle strutture sanitarie?
Sicuramente, il RSPP è il consulente del Datore di Lavoro, ed il suo ruolo è disegnato dalla norma; ritengo che a quasi 10 anni dall’emanazione del D.Lgs. 81/08 il mondo del lavoro sia cambiato e siano cambiate le modalità di operare e interagire nell’organizzazione delle Aziende. Oggi esiste una consapevolezza diversa anche da parte degli stessi operatori e dei vertici aziendali; lo stesso RSPP deve cercare di andare oltre quello che è il dettato normativo per orientarsi verso una funzione più manageriale; ciò non significa assumersi le responsabilità di altri professionisti nell’azienda o passare dal ruolo di staff alla line, ma iniziare a entrare nel vivo delle scelte decisionali supportando il Top Management su quelle che sono le strategie migliori per raggiungere l’obiettivo del miglioramento dei processi lavorativi in sicurezza anche al fine di una tutela complessiva dei lavoratori e dei pazienti per una Sanità di eccellenza.
Il ruolo del RSPP all’interno delle aziende sanitarie è necessariamente legato a un contesto forte di comunicazione e interdisciplinarietà; il RSPP deve confrontarsi con tutti i professionisti: Direzione e Dipartimenti Sanitari, Area Infermieristica e Tecnica, Direzione Amministrativa, Area Logistica e Manutentiva, etc. Il RSPP pertanto deve adattarsi a differenti modalità di comunicazione a seconda degli ambiti, dei microcosmi e delle piccole “comunità” dei professionisti presenti, definendo pertanto una complessità ulteriore rispetto alla mera conoscenza delle tematiche tecnico-scientifiche.
Purtroppo il D.Lgs. 81/08 definisce il RSPP come una funzione; infatti non esiste una definizione contrattualistica e/o professionale di tale figura. Da un punto di vista professionale c’è una totale eterogeneità; il RSPP lascia la propria professionalità – acquisita in vari anni di studio e di specializzazione – per trasformarsi in un esperto della Salute e Sicurezza. Questo determina un’elevata criticità soprattutto in ambito sanitario, perché il RSPP non è individuato come una categoria professionale (come potrebbe essere quella del Medico o dell’Architetto), ma è individuato come una funzione.
Ritengo sia arrivato il momento di apportare un cambiamento anche sul piano legislativo: sono oggi presenti gli strumenti e le condizioni per creare la qualifica di Healt&Safety Manager valorizzando il lavoro svolto e l’esperienza acquisita da parte di numerosi colleghi che si occupano quotidianamente di sicurezza in ambito sanitario.

5) In un’organizzazione/struttura complessa come la Sala Operatoria è possibile unire salute e sicurezza per i professionisti che vi lavorano all’interno? Vale lo stesso concetto anche per i pazienti?
Questo deve (o almeno dovrebbe) essere considerato il punto di partenza; l’attività sanitaria può essere definita l’ambito lavorativo più complesso, perché, oltre a presentare numerosi rischi, al centro del suo processo produttivo c’è il paziente. La sala operatoria (così come altri reparti) include questo aspetto fondamentale della mission dell’Azienda Sanitaria. Sicuramente in un ambiente di lavoro con queste caratteristiche la sicurezza sul lavoro dell’operatore non è scindibile da quella del paziente; si tratta di elementi concatenati, che pur viaggiando parallelamente devono lavorare assieme condividendo analisi e soluzioni.
Quando si esegue un’operazione chirurgica importante, ad esempio, si alternano in sala diverse Équipes, e in questi casi il rischio maggiore è di tipo organizzativo, in quanto si possono determinare situazioni di interferenza pericolosa che potrebbe anche esitare in incidenti, infortuni oppure danni al paziente.
La sicurezza complessiva di una sala operatoria può essere risolta o affrontata in maniera organica adottando strumenti gestionali (MOG/SGSL di cui all’art.30 del D.Lgs. 81/08) che, partendo da un’analisi di processo strutturata, identifichino e mettano sotto controllo i processi significativi per la sicurezza degli operatori e del paziente. Sono oggi presenti studi clinici e metodologie di intervento sul campo operatorio altamente innovativi, che descrivono perfettamente ciò che avviene durante un intervento chirurgico; la sfida pertanto, è provare a mutuare tale approccio altamente performante, per mettere “a sistema” i rischi, le procedure lavorative, i lavoratori coinvolti ed il paziente con l’obiettivo di raggiungere una visione globale della sicurezza in sala operatoria.

6) Come deve essere “costruito” un buon sistema di gestione e chi deve coinvolgere?
Innanzitutto la decisione di adottare tale sistema deriva da una scelta strategica del Top Management dell’Aziende che passa necessariamente dalla presa di coscienza che la riduzione dei rischi verso la salute e la sicurezza dei lavoratori può rappresentare non solo un valore etico e morale, ma anche una importante leva gestionale/organizzativa e strategica verso un miglioramento continuo delle performances aziendali.
Un buon sistema di gestione parte sicuramente da un aspetto fondamentale: la definizione della politica aziendale in materia di sicurezza sul lavoro. Senza una chiara policy della SSL, si rischia di creare uno strumento inefficace; senza un investimento importante da parte del Vertice, un sistema di gestione rischia di essere una mera elencazione di procedure, che magari vengono applicate in maniera poco convinta. Al contrario, un buon sistema di gestione deve prevedere e rendere evidente a tutti gli stakeholders – lavoratori, pazienti e cittadinanza – la policy sulla SSL ed i conseguenti ruoli e responsabilità; ciò significa rendere trasparente quella che è l’organizzazione aziendale in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro e rendere consapevoli tutti gli attori coinvolti della loro importanza per il raggiungimento dei risultati attesi.
Un sistema di gestione ottimale deve valutare globalmente tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro e conseguentemente definire le azioni, le procedure e le risorse (economiche, strumentali e umane) per la sua implementazione, attuazione e mantenimento. Ovviamente deve essere chiaro e trasparente quale sia il soggetto responsabile del sistema ed in questo vedo positivamente l’indicazione del RSPP quale responsabile del Sistema proprio nell’ottica di una competenza piena e trasversale dei rischi e dei processi produttivi e in una visione più ampia delle sue competenze come sopra richiamato.
Esistono importanti esperienze sul territorio Nazionale che dimostrano l’efficacia dell’adozione di un MOG/SGSL anche in ambito sanitario; anche l’INAIL ha emanato diversi modelli applicativi rispondenti ai dettami dell’art.30 del T.U. per vari comparti produttivi ivi compresa la Sanità (SGSL-AS), che se “efficacemente attuati” consentono, tra l’altro, di accedere allo sconto del premio assicurativo INAIL (mod.OT-24).

Ringraziando il Dottor Tripodina per queste parole, possiamo concludere che una corretta formazione dei lavoratori attivi in ogni settore, e in particolare nel mondo della sanità, richiede una collaborazione costante da parte di tutto il personale aziendale, in un’ottica multidisciplinare di continuo e fruttuoso confronto con l’RSPP.
Solo procedendo in una direzione che vada oltre gli obblighi imposti dalla norma per considerare le reali necessità legate alla prevenzione dei rischi, sarà possibile garantire una sanità di eccellenza, in cui la sicurezza di operatori e pazienti sia sempre l’obiettivo primario.

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