L’emergenza sanitaria ha convertito le sale operatorie. Ora siamo pronti per ripartire?

In Disinfezione e pulizia, Microbiologico, Microclima, News, Particolato da MaS0 Comments

Tutto il Mondo oggi guarda l’Italia, come ieri noi guardavamo la Cina. Con gli occhi attenti di chi vuole imparare a dare una risposta tempestiva all’emergenza legata al nuovo Coronavirus (Co-Vid 19).

I nostri medici, gli infermieri, i ricercatori e tutti gli operatori sanitari stanno facendo rete per condividere preziose esperienze utili a fronteggiare l’epidemia, per salvare vite ed evitare il collasso del Sistema Sanitario Nazionale. Le informazioni non sono più segrete e viaggiano ad alta velocità, anche attraverso la rete e oltre i confini nazionali, per aggiornare chi è più indietro, e vede i numeri del contagio crescere sempre di più. 
Ci si scambiano protocolli che riguardano per esempio le dotazioni tecnologiche necessarie per affrontare l’epidemia, la divisione dei flussi di pazienti, la gestione dei dispositivi di protezione individuale e dei ventilatori polmonari in relazione a un aumento dei posti letto nelle Terapie Intensive e trasformazione delle sale operatorie in aree dedicate per i pazienti positivi al virus.

Proprio questa conversione delle sale operatorie in reparti specializzati Co-Vid 19, è stata una sfida del tutto inedita, che moltissimi ospedali italiani hanno vinto.

Ma cosa succederà dopo, quando tutto tornerà alla “normalità”?
Quando saremo di nuovo pronti per utilizzare le sale operatorie?
Cosa avremo imparato da tutto questo?

L’unica certezza è che a un certo punto dovremo ripartire, rimettendo le cose a posto e fissando un nuovo “punto zero”.
Per quanto riguarda le sale operatorie, rimaste inoperose o convertite ad altro uso durante questo lungo periodo di emergenza sanitaria, il “punto zero” è rappresentato dalla massima efficienza a rischio zero, per pazienti ed operatori.

L’unica cosa da fare, per non farsi trovare impreparati, è una convalida delle sale operatorie e di tutti i locali VCCC (ventilazione e condizionamento a contaminazione controllata), ossia una valutazione completa della qualità/bontà dei locali in base a specifici parametri chimici, fisici e biologici.
Ciò risulta necessario ogni volta che il locale in questione cambia destinazione d’uso o vengono apportate modifiche al suo interno, allo scopo di valutare il ripristino delle condizioni ambientali idonee allo svolgimento dell’attività operatoria.

Le prove in questione abbracciano diversi ambiti, tra cui i principali sono sicuramente:

Monitoraggio della concentrazione di particolato aerodisperso secondo la norma UNI EN ISO 14644-2:2016:
il particolato aerodisperso è il principale veicolo di microrganismi eventualmente presenti nell’ambiente di lavoro. Monitorarlo significa determinare la misura della concentrazione delle polveri nell’aria dei locali, immessa e mantenuta, al fine di stabilire se i gruppi di filtrazione, la pulizia e le procedure adottate conservino la necessaria efficienza.

Prova di campionamento microbiologico superficiale e aerodisperso:
necessaria per garantire lo svolgimento delle attività chirurgiche nelle condizioni più idonee assicurando l’assenza di elementi che potrebbero compromettere la salute dei pazienti.

Valutazione microclimatica:
condizioni microclimatiche ambientali non idonee potrebbero causare ripercussioni in ambito lavorativo dovute ad affaticamento, stanchezza, poca lucidità.

La convalida delle sale operatorie secondo la norma UNI 11425:2011 e le linee guida ISPESL(2009) ha come scopo primario quello di garantire sicurezza per operatori e pazienti in termini di:
– prevenzione delle infezioni al sito chirurgico, problematica ad elevato impatto assistenziale, che purtroppo riguarda da vicino gli ospedali italiani, essendo il nostro paese tra quelli con il più alto tasso di incidenza ed il primo per numero di decessi nell’area dell’Unione Europea.
– garantire la sicurezza e la salute, intesa non solamente come assenza di malattia ma come condizione di benessere fisico e psichico, sul posto di lavoro, individuando potenziali fattori di rischio e delineando un quadro di riferimento per prevenire e migliorare tali aspetti tramite discussione e consultazione partecipativa.

Ora che abbiamo vinto la prima sfida, quella dell’adattamento all’emergenza, siamo pronti per cambiare di nuovo tutto? Dobbiamo ricominciare ad utilizzare le sale operatorie come abbiamo sempre fatto. Ma meglio.

 

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