Non sottovalutiamo il pericolo “formaldeide”!

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“La formaldeide è un nemico invisibile con cui siamo costretti a convivere ogni giorno, durante il turno lavorativo in ospedale, ma se vogliamo essere certi di non correre alcun rischio, dobbiamo conoscerne le caratteristiche, gestirlo in maniera adeguata e monitorarlo attentamente.”

Dev’essere senz’altro questo il messaggio principale da cogliere, tra i tanti temi importanti di cui si è parlato venerdì 8 novembre, durante il corso di formazione interno al reparto di Anatomopatologia di un importante Presidio Ospedaliero del Nord Italia, per cui già effettuiamo vari servizi di monitoraggio.

Si è trattato di un incontro tra professionisti e operatori anatomopatolgi alla quale siamo stati invitati in qualità di “relatori esperti in materia” per parlare delle modalità con cui affrontiamo quotidianamente il rischio formaldeide, dei controlli ambientali e sull’operatore, e della nuova tecnologia che ci permette di effettuare il monitoraggio in continuo della formaldeide aerodispersa.

La discussione si è aperta con una breve introduzione da parte dell’RSPP dell’Ospedale, che ha focalizzato l’attenzione sull’importanza delle corrette procedure per la valutazione del rischio, che passa inevitabilmente dalla valutazione dell’esposizione, del rapporto dose-effetto e della caratterizzazione del rischio.
A tal proposito, si inseriscono gli interventi del Dott. Galbiati, componente della Commissione UNI, che si occupa di dispositivi di protezione individuale, e del Professor Fiocca, Direttore dell’Unità Operativa di Anatomia Patologica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

L’intervento di Class, invece si è concentrato principalmente sul tema della prevenzione del rischio, che si ottiene principalmente monitorando i livelli di concentrazione massima di formaldeide, durante una fase specifica di lavorazione, e i livelli medi rispetto al valore di riferimento individuato dealle normative vigenti. In seconda istanza, è necessario valutare e/o programmare delle azioni preventive efficaci, e delle soluzioni correttive che siano il più possibile tempestive.

In quest’ottica, è fondamentale che tutte le persone che entrano, anche solo marginalmente, nel ciclo di utilizzo della formaldeide, dal personale di sala operatoria, agli operatori di anatomia patologica, fino agli addetti al trasporto e allo smaltimento dei campioni istologici, siano coinvolte nel processo informativo e formativo in maniera concreta, per la salvaguardia della salute di tutti.

Entrando più nel dettaglio del rischio legato all’utilizzo della formaldeide, sappiamo che è stata recentemente riclassificata “Cancerogeno di tipo 1B”, quindi si tratta di una sostanza che può provocare il cancro.
L’esposizione alla formaldeide avviene soprattutto per via respiratoria, mentre l’esposizione percutanea o per ingestione è considerata del tutto trascurabile; gli effetti tossici derivanti dall’esposizione alla formaldeide dipendo dalla durata e dalla quota di formaldeide alla quale si è stati esposti.

A questo punto, la domanda sembra scontata: Esiste la possibilità di eliminare la formaldeide dagli ospedali? Quali sono le alternative? Quali le soluzioni?

L’intervento del Prof. Fiocca chiarisce ogni dubbio: Ad oggi, non esiste una soluzione più efficace e meno pericolosa della formalina per la conservazione dei tessuti organici. Anche perchè, se il rischio per gli operatori, lo possiamo considerare “gestibile” con adeguate misure di prevenzione e protezione, esiste, ed è molto più grave, un rischio per i pazienti legato al NON UTILIZZO della formaldeide per la conservazione dei tessuti anatomici, in quanto le sostanze alternative sperimentate negli anni hanno dimostrato di non avere la stessa efficacia della formalina, dando luogo, in alcuni casi, a referti inesatti, o incompleti e a diagnosi errate che mettono in pericolo la salute dei pazienti.
In questo senso, l’unica strada percorribile è quella della prevenzione, che si ottiene conoscendo il rischio a cui siamo esposti e adottando in maniera attenta e costante tutte le misure di protezione (collettiva e individuale).

Al termine del corso è stato proiettato un video girato all’interno di un reparto di Anatomopatologia di un altro ospedale in Italia, in cui si evidenzia quanto sia semplice e frequente commettere errori, apparentemente banali, nelle azioni quotidiane in laboratorio, sottovalutando il rischio connesso all’uso di formaldeide. Per questo motivo, oltre alla formazione specifica per gli operatori di laboratorio, il monitoraggio in continuo della formaldeide aerodispersa è l’unica misura preventiva in grado di tutelare la qualità e la sicurezza del lavoro degli operatori, poichè permette di intervenire tempestivamente nei casi di esposizione acuta (solitamente causati da “banali distrazioni”), e cronica (solitamente dovuti a errori procedurali o malfunzionamenti dei dispositivi di protezione collettiva).

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