Sicurezza, percezione, comunicazione. Come cambia il ruolo del RSPP in sanità.

In Disinfezione e pulizia, Formaldeide, Gas anestetici, Microbiologico, Microclima, News, Particolato, Sanificazione by Massimo Salvi1 Comment

Siamo partiti da una recente pubblicazione a cura della FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), dal titolo Gestione, sviluppo e valorizzazione delle competenze del middle management del SSN (Egea editore – 2021) per realizzare una “micro-indagine” sul ruolo e sulle attività specifiche del RSPP in ambito sanitario, per cercare di conoscere meglio questa figura che agisce in continua relazione con il management dell’azienda ospedaliera e con i singoli operatori sanitari.

Dalla ricerca condotta da FIASO, infatti, emerge per il RSPP una precisa funzione di raccordo, espletata attraverso specifiche competenze e abilità interpersonali: “L’RSPP in ambito sanitario è un soggetto interno alle organizzazioni che governa processi per indurre comportamenti attraverso l’influenza e non l’autorità, interpretando un ruolo ad alta intensità negoziale che lavora su compiti a prevalente contenuto di specializzazione tecnica.” […]“A tal fine è fondamentale che egli possieda una spiccata abilità di comunicazione e ascolto per intercettare le criticità espresse dal personale aziendale e per fornire un riscontro che sia da esso accettato e implementato.
Inoltre, per proporre interventi di miglioramento e programmi formativi, deve essere in possesso di un’elevata proattività, per anticipare le esigenze aziendali in linea con le evidenze specifiche del contesto.”
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Di questi concetti si è discusso molto nel corso dell’ultima edizione di AIRESPSA (Bologna, dicembre 2021), allo scopo di introdurre temi quali “resilienza organizzativa”, “business continuity”, “rischio integrato in sanità”, indispensabili per cercare di comprendere l’evoluzione del ruolo del RSPP nel prossimo futuro, il quale dovrà innovarsi e rinnovarsi, da tecnico a manager, con competenze specifiche a supporto del Top Management dell’Azienda Sanitaria.

A che punto siamo di questo processo evolutivo?

Nelle parole e nel lavoro del Presidente AIRESPSA Dott. Matteo Tripodina, si intravede la traiettoria da seguire per una svolta proattiva del sistema di sicurezza sul lavoro in Sanità:
“È convinzione dell’Associazione che sia necessario ripensare la valutazione del rischio in un’ottica più ampia, considerando allo stesso tempo la sicurezza dei lavoratori, dei pazienti/stakeholders e dell’organizzazione nel suo insieme e contestualmente creare strumenti semplificati a supporto dei Servizi di Prevenzione e Protezione.”.
L’obiettivo è chiaro: far emergere le buone pratiche e le eccellenze, permeando ogni contesto lavorativo e facendo da volano ad una vera cultura prevenzionistica, per fornire una sanità di qualità, sicura e sostenibile.

Per questo abbiamo realizzato una breve intervista. Cinque domande a risposta aperta per capire in che modo i RSPP di quattro tra le realtà italiane più virtuose, si stanno facendo promotori del cambiamento.

Quali attività vengono svolte per tutelare la salute di operatori e pazienti? In cosa consiste, in pratica, il ruolo del RSPP?

La Dott.ssa Patrizia Marchegiano RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale – Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena – sostiene che il ruolo del RSPP nei contesti sanitari, sia paragonabile a quello di un “regista”, il quale ha necessariamente un approccio globale e sistemico al tema della sicurezza sul lavoro: “Nell’ambito sanitario l’obbligatorietà da parte dei lavoratori di “prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle proprie azioni o omissioni, conformemente alla formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti“ prevista dall’art. 20 del D.Lgs. 81/08 e smi, viene significativamente estesa nei confronti dei pazienti.”[…]”In questo quadro generale il ruolo del RSPP si è necessariamente sviluppato sempre di più in una funzione manageriale: alle competenze di tipo tecnico si sono aggiunte e sono state implementate nel tempo competenze gestionali, organizzative e relazionali/comunicative allo scopo di garantire il costante confronto e l’integrazione strettissima con le altre funzioni aziendali (Direzione sanitaria, Servizio tecnico, Servizio ingegneria clinica, Servizio di Fisica sanitaria, Servizio Formazione, Servizio acquisti, ecc), anche in veste di consulente per le valutazioni degli aspetti di competenza nelle progettazioni e negli adeguamenti, oltre che con i medici competenti, i dirigenti, i preposti e i RLS.”.

È dello stesso avviso il Dott. Giuseppe Smecca RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa – il quale specifica: “Il RSPP è una figura di supporto e consulenza al datore di lavoro e a tutti gli operatori dell’Azienda, al fine di potere svolgere le attività produttive in condizioni di massima sicurezza. Per fare ciò il RSPP deve conoscere l’intero ciclo produttivo dell’Azienda, l’Organizzazione aziendale e le sue articolazioni periferiche. […]Il RSPP ha il compito di entrare nel merito di questa organizzazione e inserire gli elementi di gestione della sicurezza che spesso il datore di lavoro e i dirigenti trascurano. Quindi oltre alle capacità tecniche impiantistiche il RSPP deve essere un bravo manager e deve avere la capacità di fare cambiare il modo di approcciarsi alla sicurezza degli operatori della sua Azienda.”.

Come si articola la giornata lavorativa tipo?

Secondo la Dott.ssa Maria Ceccucci – RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma – non esiste una vera e propria giornata tipo, ma piuttosto un alternarsi di attività programmate e attività non programmabili: “Come è facilmente intuibile, le attività svolte dal Servizio di Prevenzione e Protezione che dirigo, sono piuttosto varie e toccano praticamente tutte le materie connesse con la sicurezza in genere, come ad esempio materie tecniche, gestionali ed organizzative. Essenziale è anche l’aspetto relazionale con tutti gli “attori della sicurezza” per garantire il successo dell’azione preventiva e protettiva nella nostra azienda.”.

La Dott.ssa Katia Razzini – RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano – fa riferimento alla propria esperienza per ribadire l’importanza della programmazione e della visione a lungo termine: “Non esiste una giornata lavorativa tipo, esiste un’attività programmata che prevede tempi e modi predefiniti come possono essere la formazione, le prove di evacuazione, i sopralluoghi finalizzati alla valutazione dei rischi e/o all’aggiornamento, le riunioni con gli RLS, gli incontri di coordinamento con le imprese di servizi e lavori, ed attività non programmate che prevedono interventi estemporanei su richiesta per la risoluzione di problemi.”.

Che tipo di imprevisti si possono presentare in ospedale, e in che modo si cercano le soluzioni?

La Dott.ssa Maria Ceccucci – RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma – mette in evidenza il ruolo strategico e trasversale del SPP e le competenze necessarie per rispondere tempestivamente alle problematiche più diverse: “L’ottima conoscenza delle nuove tecnologie e di quelle emergenti, è necessaria e fondamentale, sia nella risoluzione delle criticità che nell’ordinario.
Ambienti complessi, come quelli ospedalieri, necessitano di conoscenze scientifiche, tecnologiche e tecnico amministrative, anche specialistiche, che devono costantemente essere integrate ed aggiornate, anche metodologicamente e strumentalmente. La formazione e l’informazione continua, l’acquisizione di nuovi strumenti per la valutazione critica e la loro applicazione appropriata, nelle più disparate materie, è condizione imprescindibile per il mantenimento di livelli ottimali di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.”.

La Dott.ssa Patrizia Marchegiano RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale – Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena – preferisce invece un approccio multiprofessionale, che coinvolga gli altri servizi interni all’Azienda ospedaliera, ma anche le aziende fornitrici, le ditte con contratti di appalto e, soprattutto, i colleghi RSPP con cui può essere molto utile un confronto diretto: “A seconda della tematica è di fondamentale importanza la collaborazione di tutti i Servizi preposti al superamento della criticità (esempio: Servizio tecnico, Servizio ingegneria clinica, Servizio Fisica sanitaria, risk management, …) ed alla successiva analisi finalizzata all’individuazione delle criticità che hanno generato l’imprevisto ed all’individuazione delle misure per la prevenzione di eventi analoghe a breve e medio termine.”.

Quanto è importante il monitoraggio continuo dei parametri di sicurezza, al fine di programmare le attività di formazione e prevenzione dei rischi?

La Dott.ssa Katia Razzini – RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano – pur sottolineando l’importanza del fattore umano (concentrazione, comportamento, formazione, competenze ecc..) nell’evitare errori che compromettano la sicurezza, ritiene fondamentale un’azione preventiva: “Il monitoraggio continuo dei parametri di sicurezza, pensiamo ad esempio ai gas anestetici o alla formaldeide presenti nei processi lavorativi delle aziende sanitarie, riveste molta importanza, soprattutto nella prevenzione dei rischi. Avere dati in continuo consente di prevenire eventuali problemi ed intervenire in tempi rapidi per la loro risoluzione, tenendo sempre sotto controllo i livelli di esposizione degli operatori.”.

Per il Dott. Giuseppe Smecca RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa – si tratta di un’attività fondamentale e prioritaria, allo scopo di formare ed informare tutti gli operatori sanitari riguardo ai rischi a cui sono esposti e alle modalità per poterli contrastare: “Cambiare il comportamento dei lavoratori, preposti e dirigenti nell’approcciarsi ad un determinato rischio è un processo molto difficile che spesso la formazione e l’addestramento non riescono a fare. In questi casi il RSPP deve essere in grado di avere quelle capacità empatiche per potere valutare le modalità di approccio con gli operatori sanitari al fine di trovare le modalità utili per il cambiamento definitivo dei comportamenti.”.

Quanta consapevolezza hanno gli operatori del ruolo dell’RSPP? Si sentono abbastanza SICURI nel proprio lavoro?

A questa domanda, estremamente personale, tutti e quattro i RSPP intervistati hanno fornito risposte cariche di dubbi e speranze, proprio ad indicare che il tema della sicurezza ospedaliera è nel pieno di una rivoluzione (anche alla luce degli effetti della pandemia Covid-19) che dovrà necessariamente portare a riconsiderare il ruolo centrale del RSPP all’interno della pianificazione strategica delle Aziende Sanitarie Italiane.

Secondo il Dott. Giuseppe Smecca RSPP Direttore U.O.C Laboratorio Sanità Pubblica Azienda Sanitaria Provinciale Ragusa – “La cultura della sicurezza nel nostro Paese non è molto diffusa a tal punto che alcuni Direttori Generali ancora non hanno compreso bene il ruolo che il D.Lgs. 81/08 ha affidato al RSPP. Per fortuna in questi ultimi anni è in aumento la convinzione che la sicurezza negli ambienti di lavoro sia una necessità primaria. Oggi quindi c’è una consapevolezza maggiore da parte degli operatori sanitari del ruolo del RSPP che non svolge più una funzione meramente tecnica ma ha un ruolo determinante nelle scelte strategiche aziendali sui processi da mettere in atto e come gestirli: il RSPP è un manager della sicurezza aziendale.”.

Dello stesso parere anche la Dott.ssa Katia Razzini – RSPP ASST Santi Paolo e Carlo Milano – “In questi ultimi due anni gli operatori hanno avuto modo di confrontarsi maggiormente con gli RSPP e hanno imparato a riconoscerne il ruolo strategico all’interno dell’organizzazione e perché no ad “utilizzarlo” per migliorare le proprie condizioni di lavoro.”.

La Dott.ssa Maria Ceccucci – RSPP U.O.S. Prevenzione e gestione sicurezza sul lavoro ed energy management, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma – ritiene che la strada da percorrere sia ancora molto lunga: “Di fatto purtroppo il lavoratore non ha una visione ad ampio raggio in merito all’attività che l’RSPP coordina relativamente alla propria salute e sicurezza, ma spesso è limitata alle sole problematiche materiali che riscontra nello svolgimento della propria mansione.
Questo genera in lei/lui un senso di abbandono ed insicurezza, che non gli fa comprendere la reale importanza di un sistema “sicuro”. […] Un team si sente psicologicamente al sicuro quando tutti i suoi membri condividono la convinzione e lavorano affinché nessuno sia esposto a rischi o minacce.
Da qui la mia convinzione di essere uno dei principali elementi della sicurezza in azienda, anche figurativamente rassicurante per i lavoratori, ma sicuramente non l’unico elemento necessario.”.

La Dott.ssa Patrizia Marchegiano RSPP Direttore SC Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena – pone le competenze interpersonali al primo posto: “Il ruolo del RSPP diventa chiaro e anche apprezzabile tanto più quanto è “contattabile” e fornisce risposte, chiarimenti, supporto ai lavoratori nei vari ruoli/mansioni: in pratica è un interlocutore “raggiungibile” e riconoscibile come riferimento sul tema della salute e della sicurezza sul lavoro.”.

Per concludere…

Ciò che emerge dalla nostra indagine, seppur limitativa e parziale, è un significativo sentimento di responsabilità, che coinvolge tutti gli intervistati indipendentemente dalla collocazione territoriale e dalla tipologia di Azienda Sanitaria, nell’assumere un ruolo attivo in questo processo di rinnovamento che porterà ad una sanità di qualità, sicura e sostenibile. Con queste premesse, siamo convinti che i tempi siano maturi per la realizzazione di una nuova cultura della sicurezza.

Leggi qui l’intervista completa alla Dott.ssa Maria Ceccucci.

Leggi qui l’intervista completa alla Dott.ssa Patrizia Marchegiano.

Leggi qui l’intervista completa alla Dott.ssa Katia Razzini.

Leggi qui l’intervista completa al Dott. Giuseppe Smecca.

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